Su di me

Una grande passione che si sposa con un occhio curioso e attento e una voglia inesauribile di raccontare e raccontarsi.

Un figlio d'arte che ha ereditato dal padre la voglia di fare e di parlare attraverso le sue fotografie, ma che ha sempre camminato sulle proprie gambe descrivendo con immagini cariche di forte intensità la cronaca degli ultimi vent'anni.

Un fotoreporter che “scrive con la luce e blocca il presente attraverso i suoi scatti”, così ama raccontarsi.

Igor Petyx nasce a Palermo, il 31 gennaio 1974. Collabora, ad oggi, con le testate giornalistiche La Repubblica, Giornale di Sicilia, Avvenire e La Stampa, nonché con le agenzie Splash News e Corbis. Le sue foto sono state pubblicate inoltre su Corriere della Sera, Times, Visto, Vero, Gente, Anna e Panorama. È uno dei fotografi, sia per la Sicilia che per la Calabria, del Gattopardo, un magazine di cultura bimestrale che racconta tendenze e stili di vita attraverso l'estetica del bello con l’obiettivo di immortalare il territorio, per viverlo nel piacere e nel gusto. Ha collaborato, inoltre, con le agenzie di stampa Ansa, Emmevi Photo, Milestone Media e Photo Masi.

Figlio di Gigi Petyx, giornalista fotoreporter storico de “L'Ora”, Igor prese in mano la prima macchina fotografica all'età di sette anni, quando accompagnava il padre nei suoi reportage di denuncia del degrado sociale e monumentale in giro per Palermo e la Sicilia. Erano, quelli, anni in cui si cercava di inchiodare una tradizione di stampo mafioso che cresceva giorno per giorno in un exploit di attentanti ai danni di magistrati e politici.

Un momento della storia certamente difficile, che Igor Petyx ha potuto osservare e conoscere fin da piccolo attraverso le fotografie del padre, con gli occhi di un bambino. Occhi poi cresciuti e maturati con una consapevolezza tutta propria riguardo all'importanza di non lasciare nulla al caso e di aiutare a ricordare con le proprie foto quei momenti che hanno fatto la storia della Sicilia alcuni dei quali furono dai fotoreporter Gigi e Igor Petyx nella mostra “Mafia ieri, oggi, non domani”, un excursus di quindici foto che raccontano la mafia a Palermo, dagli anni '70 ad oggi.

Igor Petyx inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia nel '94 e diventa giornalista pubblicista nel 2002, fermando con la sua macchina fotografica momenti della storia siciliana noti a tutti. Dalla cattura, l'11 aprile 2006, del boss corleonese Bernardo Provenzano, ricercato dal 1996 e capo di Cosa Nostra dal 1963, all'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, latitanti da venticinque e nove anni, trovati presso Giardinello, dove realizza un reportage all'interno del covo. Dalla caduta dell'aereo Tunis Air, precipitato nel mare di Capo Gallo nel 2005 alla frana del 2009 di Giampilieri e dei paesi del messinese. E ancora i funerali di Giovanni Lo Porto, il cooperante palermitano ucciso in Afghanistan e, a Carlentini, di Salvatore Failla, il tecnico della Bonatti ucciso in Libia.

Il racconto delle grandi tragedie della storia isolana ma anche dei più rilevanti momenti politici degli ultimi anni. Igor Petyx ha immortalato l'arrivo del G7 a Palermo, nell'anno 2001, fotografando ministri e big della finanza che presero parte al vertice economico. È stato presente alla visita degli ex presidenti della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ad Agrigento, e Giorgio Napolitano a Palermo e dell'attuale, Sergio Mattarella, in occasione dei suoi interventi istituzionali e non. Ha catturato con i suoi scatti la visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dell'ex premier Silvio Berlusconi e di Papa Ratzinger nonché le numerose visite istituzionali che si sono susseguite nel corso degli anni. E, tra le ultime, quelle del presidente del Senato, Pietro Grasso e del presidente della Camera, Laura Boldrini. Ha immortalato, inoltre, l'arrivo a casa, sia a Palermo che a Raffadali, dell'ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, appena uscito dal carcere Rebibbia.
Non solo politica e cronaca nera.

Igor Petyx ha sempre mostrato una particolare attenzione nei confronti dei disagi sociali. E proprio dal suo forte impegno nel raccontare la città, è scaturita la mostra itinerante “SubWay”, raccolta di scatti sviluppati in quasi dieci anni all'interno del mondo dei sottopassaggi alla scoperta di una realtà spesso ignorata e che nasconde i volti più oscuri del degrado, del sangue, della droga e dei rifiuti e, a dimostrazione che possono essere luoghi migliori, la prima istallazione è stata realizzata in uno di essi. Denuncia sociale unita a centinaia di reportage di cronaca nera e bianca.  Tra questi, l'omicidio di Carmela Petrucci, la studentessa palermitana ferita a morte il 19 ottobre 2012 nell'androne di casa dall'ex fidanzato della sorella.

Ma un'attenzione speciale, Igor Petyx l'ha rivolta ai viaggi della speranza, agli sbarchi a Lampedusa, dall'arrivo dei barconi al trasferimento dei migranti nei centri d'accoglienza dell'Isola. Tanti volti, tante storie che si intrecciano, tanti sconosciuti ricordati soltanto come numeri. Sono uomini, donne e bambini, accompagnati da stanchezza, incertezza, paura. La cruda realtà di drammi umani, che Igor Petyx riesce a riproporre con delicatezza e sensibilità. Un viaggio iniziato il 7 agosto 2008, con lo sbarco a Lampedusa di 10.000 migranti in tre giorni. E, proprio da lì, nasce il primo reportage all'interno del centro di accoglienza dell'isola, da cui prese poi vita la sua mostra “Clandestina...mente”, diventata spunto per uno dei primi dibattiti sull'immigrazione nella città di Palermo, con interventi e racconti di chi quei "viaggi" li aveva vissuti. Una narrazione in venti fotografie delle tragedie del mare, che non toglie però spazio ai sorrisi dei migranti, toccata terraferma.

Un excursus fotografico sul dramma della migrazione che passa poi dalla strage del 3 ottobre 2013, quando a poche miglia dal porto di Lampedusa persero la vita 368 persone, all'arrivo di Papa Francesco nell'estremo lembo d'Europa. Un viaggio carico di volti e speranza. Momenti che rappresentano solo la punta di un iceberg contro cui si scontra una realtà fatta da un crescendo di nuovi arrivi e nuove vittime del mare, che il fotoreporter palermitano racconta ogni giorno con dovizia di particolari e un'attenzione quasi clinica.

La cronaca quotidiana si incontra con una visione delicata e poetica che dà vita a immagini tutte da assaporare e respirare, nella cruda bellezza di cui si fanno portavoce. Bellezza che nel dicembre 2014 ha trovato casa in “AMare senza confini”, un’esposizione organizzata dalla Prefettura di Palermo e dalla Croce Rossa Italiana per raccontare un anno di sbarchi. Sguardi di conforto, mani pronte ad accogliere, sorrisi che parlano la stessa lingua che Petyx ha colto e racchiuso in oltre cento scatti. Alcuni di questi si sono abbracciati in un calendario della Cri.
Da qualche anno, inoltre, è il fotografo de “Le Vie dei Tesori”, il festival nato nel 2006 per celebrare il Bicentenario dell’Università di Palermo e diventato nel tempo una manifestazione della città che mette in rete le principali istituzioni culturali della Sicilia e del capoluogo.

E proprio in occasione del festival, nell'ottobre 2014, le foto di Petyx hanno inaugurato la riapertura di Villa Raffo attraverso la mostra fotografica "Conca d'Oro, tra mito e presente". Una ventina di scatti attraverso i quali Igor ha ripercorso la storia delle ville aristocratiche, tra i fasti ancora rintracciabili del Settecento e il degrado urbanistico attuale. Immagini che hanno successivamente trasformato il centro commerciale Conca D’Oro in una moderna e visionaria galleria d’arte. Perché la bellezza e la cultura non devono essere esclusivamente alla portata di una élite privilegiata ma, al contrario, strumento al servizio di tutti.

Sempre nel 2014, insieme alle giornaliste Laura Grimaldi e Claudia Mirto, Igor ha partecipato alla stesura di "Palermo Petyx", un viaggio tra luoghi e memorie della città, raccontati attraverso gli occhi del padre. Frammenti di vita vissuta, tante immagini e mille aneddoti che regalano ai posteri scorci di una Palermo non da tutti conosciuta, di cui oggi si sono persi usi e tradizioni. Il fotoreporter ha inoltre curato le diverse mostre che hanno accompagnato la presentazione del volume e, a dimostrazione di una sorta di continuità con il lavoro iniziato da Gigi, il libro si conclude con una fotografia scattata da Igor nel centro di accoglienza di Lampedusa. Protagonista un giovane migrante il cui sorriso immenso riesce a sorpassare le sbarre che lo separano dall'obiettivo.

 

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